Sintesi dell'opera:
Rappresentata la prima volta il 19 Aprile 1836, presso il Teatro Alessandrino di
Pietroburgo, malgrado il grande successo decretato dal pubblico, fu definita
"una farsa vergognosa" che sollevò un coro di proteste e di accuse contro lo
scrittore.
Con questa opera Gogol' realizza un compromesso fra un deciso realismo e la
fantasia più potente, incontrollata ed insofferente, abbandonando gli schemi
della commedia pseudoclassica. Dunque "L'Ispettore" nasce sotto l'egida del
realismo più vivo, ma la costruzione dell'insieme e i caratteri dei singoli
personaggi si allontanano dalla realtà, giungendo ad un brillante compromesso
fra la "commedia di tipi" e quella realista.
Ma "L'Ispettore è anche la commedia dell'attesa e dell'equivoco: in una città di
una provincia non ben identificata si attende l'arrivo di un ispettore che viene
da Pietroburgo in incognito e con istruzioni segrete.
I personaggi, si muovono con particolare vivezza, interpretando con innaturale
fedeltà la parte che devono interpretare nella vita e, pur essendo tutti più o
meno bricconi, non ispirano una immediata antipatia. Tutta questa gente
ignorante e corrotta, che vive di menzogne, di convenzioni e di meschine
angherie, non suscita nello spettatore quel senso di sdegno che dovrebbe essere
il fine della commedia. La grossolana astuzia del Podestà, il vaniloquio pomposo
del Giudice, la furberia subdola di Osip (servo di Chlestakov, impiegato di
Pietroburgo), la vanità sciocca della moglie del Podestà, la scrocconeria e la
falsità di Chlestakov, non riescono ad essere odiosi; in fondo ad ognuno di
questi personaggi si scorge qualcosa di buono, cancellato dal tempo, ma pur
sempre umano e vivo. In qualche momento della loro azione, tutti i personaggi
hanno un buon impulso, anche se nel modo più superficiale. Lo ha il Podestà
quando, mentre crede di essere sulla soglia della fortuna, promette ogni aiuto
possibile agli amici, lo ha il Giudice con i suoi prudenti ammonimenti, lo ha lo
stesso Impiegato quando, dopo aver ascoltato le lagnanze dei mercanti,si indigna
sinceramente per l'operato del Podestà.
Tutti i personaggi, pur ingabbiati nelle loro armature, riescono a muoversi con
disinvoltura senza mostrarci lo scheletro di legno del burattino ma la varia
vitalità dell'animo umano.
Ma allora quale è la chiave per entrare nell'"enigmatica scatola" de
"L'Ispettore"?
Lo stesso Gogol' farà dire al primo attor comico ne "Lo Scioglimento de
"L'Ispettore"":
" E sia, vi darò la chiave. ......Fissate il vostro sguardo su questa città
messa in scena nella commedia! Tutti fino all'ultimo son d'accordo che in tutta
la Russia non esiste una città come questa .... E se questa fosse proprio la
città del nostro spirito e fosse in ciascuno di noi?.... Checchè si dica, fa
paura questo ispettore che ci attende alla porta della tomba. Che forse non
sapete chi è questo ispettore? Che cosa vi si nasconde? L'ispettore è la nostra
risvegliata coscienza che improvvisamente e di un sol tratto ci obbligherà a
guardare con gli occhi ben aperti in noi stessi. ..."
Insegnante referente: Sandra Focardi tel. 055-488256 e-mail:
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