Introduzione Elegia scritta in un cimitero di campagna divisa in stanze; classical & romantic elements; Gray &Foscolo
La letteratura inglese del Settecento non si esaurisce nei motivi
illuministici e razionalistici: una vena patetica e incline ai toni malinconici,
cupi o addirittura funebri affiora con forza a partire dalla seconda metà del
secolo, producendo testi che otterranno larga fortuna anche fuori
dell’Inghilterra e lanciando una vera e propria moda, indicativa della nuova
sensibilità romantica che si andava costituendo in tutte le grandi culture
europee. Fra i protagonisti di questa tendenza che possiamo senz’altro definire
preromantica, uno dei più interessanti è Thomas Gray (1716-1771), la cui
fama è legata a un solo testo, l’Elegia scritta in un cimitero di campagna,
a cui si ispirò direttamente Ugo Foscolo per il suo carme Dei sepolcri. La
poesia del Gray non è un capolavoro: la meditazione che propone è superficiale,
fatta più di sensazioni che di concetti; le immagini sono di scarsa originalità
e desunte prevalentemente dalla tradizione dell’antica poesia idillico-pastorale;
la parte finale è improntata da un eccesso di sentimentalismo; trasmette
tuttavia una sensazione di morbido abbandono, di malinconica fantasticheria che
ancora oggi costituisce il suo fascino, e che dovette trasmettere una forte
attrazione sulla cultura poetica del tardo Settecento, sempre più insofferente
del disagio in cui il razionalismo e l’elegante ma freddo rigore del
Neoclassicismo costringevano le sue crescenti energie emotive.
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1.La squilla piange il giorno che si muore; mugghia l’armento, e tardo erra sul prato; torna stanco al tugurio l’aratore; è alle tenebre il mondo, e a me lasciato.
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2. Nell’aere opaco il raggio vespertino vien meno; e solo nel silenzio arcano s’ode uggioso ronzare il maggiolino, e un tintinnio cullar l’ovil lontano;
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3. e dalla torre d’edera vestita il gufo vêr la luna alzar lo strido, s’altri s’appressi alla magion romita, e lo molesti nel regal suo nido.
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4. Al piè degli
olmi, sotto il tasso ombroso, là dove l’erba ai tumuli s’addossa, i Padri del villaggio hanno riposo per sempre, stesi nell’angusta fossa.
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5. Forse accoglie quest’angolo negletto cuori che il divin fuoco avea scaldati, mani che ben lo scettro avrieno retto, o ridesta la lira ai carmi alati.
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6. Un Hampden qui, che coraggioso insorse del suo villaggio contro il tirannetto, un Milton ignorato, un Cromwell forse qui giace, di fraterno sangue netto.
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7. o d’occultare il ver con l’ansia al core; di smorzare il pudor al volto asceso; di dar a orgoglio ed a lussuria onore d’incenso, al fuoco della Musa acceso. |
8. I nomi e gli anni lor la Musa, ignara di laude e d’elegie, sol sa ridire; e adduce un sacro motto, che prepara i timorati villici a morire.
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9. Quanto a te, che la storia in versi schietti narri di questi inonorati morti, se mai spirto pensoso e negli affetti a te simile indagherà tue sorti,
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| 10. Indi nel bosco, or con amaro riso, fra sé parlando, s’inoltrava errante, or pallido per duol, com’uom conquiso dalla sventura, o disperato amante.
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11. La brezza olente allo spuntar del giorno, la rondinella garrula sul tetto, del gallo il canto, o lo squillar del corno più non li desterà nell’umil letto.
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12. Non più a sera vedran la vampa cara, l’assidua sposa al focolar da presso, né i figliuoli venir in lieta gara sui ginocchi paterni, al dolce amplesso.
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13. Come a lor falce s’arrendean le messi! Come giocondi tra le glebe infrante cavalli e aratro conducevan essi! Come a’ lor colpi piegavan le piante!
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14. Orgoglio non irrida lor gagliarda opra, lor gioie e loro sorte oscura; e non disdegni vanità beffarda de’ poveri la storia breve e pura.
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15. Ma dottrina a’ lor occhi il libro pieno delle spoglie del tempo non apriva: penuria pose a lor ardire il freno, diacciò del genio la sorgente viva.
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16. Destar il plauso del senato attento, le minacce sprezzar di duolo e d’onta, spander dovizia, e a un popolo contento legger negli occhi lor istoria conta,
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17. Lungi da turbe e da contese rie, non si spinser lor brame oltre misura: seguiron essi le riposte vie lungo la valle di lor vita dura.
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18. E chi mai diede in preda al muto oblio l’esistenza affannosa, e pur gradita? Chi mai lasciando il dolce aere natio non guardò addietro, e sospirò la vita?
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19. forse dirà un vegliardo del villaggio: Noi lo vedemmo lesto la mattina la rugiada solcar, e il primo raggio incontrare del sol sulla collina.
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20. Un dí nol vidi su l’usato clivo, né lungo l’erta, o sotto i rami fidi: un altro dí spuntò, ma presso il rivo né sul prato, o nel bosco io non lo vidi.
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21. Pompa e poter, vanto di stirpe eletta, quanto beltà o ricchezza a noi prepara, tutto egualmente l’ultim’ora aspetta: della gloria il sentier mena alla bara |
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22. Né voi, superbi, que’ morti accusate, se in lor memoria non sorgon trofei, là dove echeggian per le volte aurate le gonfie lodi e i risonanti omei.
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23. Urna scolpita, o effige al ver conforme può al frale richiamar l’alma fuggita? può onore stimolar polve che dorme? può l’orecchia di Morte esser blandita?
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24.
Molte gemme purissime, lucenti, ne’ tenebrosi abissi il mare asconde; spargono invano lor profumo ai venti molti fiori sbocciati in erme sponde.
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25. negò loro la sorte, che represse lor colpe insieme a lor virtù; ad un trono d’arrivare tra il sangue non concesse, e di sbandire la pietà e il perdono;
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26. Pur su quelle ossa, a difesa da insulto, qualche fragile segno ergesi ancora: un rozzo detto, rozzamente sculto, che d’un sospir il breve ossequio implora. |
27. L’alma che fugge a un caro sen s’affida: chiede lagrime pie l’occhio morente; pur dalla tomba la Natura grida; nel cener pure il fuoco antico è ardente. |
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28. Là sotto il faggio che inclina le fronde, e le antiche radici erge e attortiglia, meriggiava disteso e intento all’onde del ruscelletto che per via bisbiglia.
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29. E il terzo dì con mesto rito e lai noi lo vedemmo al cimiter portato. T’appressa, e leggi (tu che legger sai) sul sasso al piè del biancospin posato
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L’epitaffio.
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As a transition poem the Elegy has always been considered classical in form and early romantic in content, i.e. a combination of formal discipline and emotional intensity which we may attempt to summarize as follows:
| classical elements |
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| early romantic elements |
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The Elegy is certaily the most complete of Gray's works and the greatest poem of the mid-century. The impact of its lines spread far and wide throughout Europe, arousing interest in the plight of humble people and anticipating the democratic concepts of Wordsworth and other romantic writers. It becamevery popular in Italy, too, where it inspired, among other works, Foscolo's I Sepolcri. But Foscolo, unlike Gray, concentrated on the function of the grave as a link between the living and the dead, as a testimony of past memories to be handed down from generation to generation, as a symbol of glory and a source of poetry and inspiration. This is why, ignoring Gray's interest in humble country chuchyards and the concept of death as a leveller (livella tutti, mette tutti sullo stesso piano), he went on to exalt the importance of great men's tombs in Santa Croce (Florence) and their power of exciting a spirit of emulation in posterity. Foscolo in fact believed in a life that continued after death through the memories of the living (2Corrispondenza di amorosi sensi"), while Gray laments the hopeless transience of man and things.