Laboratorio
di Ricerca Espressiva
del Liceo “Giotto Ulivi”
Borgo S. Lorenzo (FI)
vita da personaggi
| Ricerca sui testi e scrittura teatrale di: | ||
|
Lucia
Modi |
Silvia Notaro |
Gloria Sabatini |
| Con suggerimenti e contributi di: | Alessio Bassi |
Valentina
Feminò |
| Maria
Grazia Galeotti |
Simone
Zaccherelli |
ARTEVEN PER LA
SCUOLA (Mestre, Ottobre 2000)
| AUTORE |
| FIGLIA |
| SERVETTA-FANTASIA |
| MAESTRO SAPORINI |
| BELLUCA |
| AVVOCATO |
| CHIARCHIARO |
| PERSONAGGIO Misterioso |
| PADRE (dei Sei Personaggi) |
| FIGLIASTRA(c.s) |
| Signora PONZA |
| GASTINA (attrice) |
| PERSONAGGI MUTI: MADRE, FIGLIO, GIOVINETTO, BAMBINA, che si limitano ad
accompagnare sulla scena il PADRE e la FIGLIASTRA. Folla di PERSONAGGI “larvali” (10-15 persone) da raccogliere in sala, ma già precedentemente istruiti (almeno due o tre di loro) sui movimenti corali da fare in scena. |
Scena I
AUTORE, FIGLIA
L’Autore
solo, al tavolo di lavoro. Cerca di scrivere ma inutilmente, strappa un foglio,
poi si prende la testa fra le mani. Alle sue spalle entra la figlia con una
tazzina di caffè su un piattino. Glielo porge ma la mano le trema e ne rovescia
un po’. L’Autore si alza, pulendosi l’abito, e si trova di fronte la faccia
piangente della figlia
FIGLIA: Oddio, che ho fatto (si agita visibilmente) che ho fatto…mi dispiace, mi dispiace…
AUTORE: Su, non è
niente..non ti preoccupare … siamo tutti…esasperati… (la figlia piange silenziosamente)…e…la mamma…è riuscita
ad addormentarsi?
FIGLIA: Sì, il
dottore le ha dato un calmante…ma…chissà per quanto….
AUTORE: Già..chissà per quanto..ormai è tutto un
delirio…un delirio…straziante..
FIGLIA: Straziante anche per noi: come si può….
AUTORE: Come si può….vuoi dire come si può subire
un’ossessione del genere? No, non si
può….Ma…non possiamo far niente…bisogna farsi forza..
FIGLIA: Ma come?
Non ragiona, non ragiona più….stanotte è stata così agitata…si è alzata e veniva da me..in camera…poi cercava
te…credeva…credeva che….
AUTORE: …..che
fossimo insieme…lo so, lo so, ma ormai
non possiamo più….
FIGLIA: (molto
alterata, gridando) Far niente
dici? Dovremmo star fermi, zitti, mentre lei ci
fa quelle accuse infamanti…mostruose….schifose! Come puoi dirmi che non possiamo far niente! No, non ce la farò mai ad
accettare…che una madre….
AUTORE: Non devi accettare…devi solo capire..devi
capire che lei vive ormai in un
altro mondo, un mondo tutto suo, popolato di fantasmi, e che quello che dice di te, di noi….non riguarda la
nostra realtà….ma la sua realtà: quella realtà che lei si è creata nella sua
mente e che…
FIGLIA: ..e che comunque
ci ferisce, perché noi siamo qui, non possiamo fingere di non sentire le sue grida …terribili…io…io..ho paura
d’impazzire anch’io…
AUTORE: No..no..saremo forti (l’ abbraccia
mentre lei singhiozza) . Su, ora cerca di riposare un po’ ……
FIGLIA: (si stacca
dal padre e va verso la finestra, da dove proviene uno scampanìo festoso) E tu…tu
non riposi? E’ domenica, oggi..
AUTORE: (dopo una pausa) No, no..io..io non posso riposare…
FIGLIA: Sì, lo so, anche
tu hai paura…..paura d’impazzire…
AUTORE: No, no….non so..
FIGLIA: ….e il lavoro ti salva…Ma sempre qui..tutta la
mattina..chiuso in questa stanza, da
solo…
AUTORE: (si alza e
l’accompagna all’uscita) Su, va’ a riposare,
ora…cerca di calmarti un po’ ...E poi…lo
sai bene…(voltandosi indietro verso la stanza) …io qui non sono mai
solo….
L’'Autore si siede alla scrivania, si appoggia sui
gomiti, con la testa fra le mani, gli occhi chiusi. Di sottofondo parte una musica allegra e da dietro la scrivania
si affaccia la SERVETTA,sorride poi a poco a poco esce e inizia a ballare e
saltare per la stanza, mentre l’Autore è ancora assorto nei suoi pensieri. La
servetta incomincia a chiamare i personaggi sulla scena, scegliendoli a dito
nella platea e facendo loro gesti d’invito a salire sul palco. Mentre salgono
pone loro in testa cappelli di varie fogge e di varie dimensioni. Arrivano
personaggi da tutte le parti, si dispongono in gruppo sul lato destro della
scena e incominciano tra loro un brusio crescente. L’Autore si riscuote dai suoi pensieri e incomincia a
guardare, poi lentamente si avvicina ai personaggi, li guarda uno per uno….
AUTORE:
Con calma, con calma, uno per volta, fate una fila per favore... e aspettate
qui senza far chiasso....lei scusi(indica
un vecchietto ricurvo)...lei, non è il maestro
Saporini?(quello fa sì con il capo), venga, venga maestro, può entrare
per primo.
(Il maestro Saporini, un vecchio almeno ottantenne tutto curvo e con una vocina da zanzara,si avvicina quasi intimidito)
SAPORINI:
La ringrazio ma... non so se tocca proprio a me....mi pare che qualche signore o signorina siano arrivati
prima...io...ecco, non vorrei passare avanti a nessuno..(la servetta intanto inizia a girargli
intorno e a "vestirlo”)
AUTORE:
Ma non si preoccupi, venga, venga pure lei caro maestro, ma mi dica piuttosto, è tornato da poco, non è vero? Era
da un bel po' che non la si vedeva…(scartabellando tra i fogli sulla
scrivania) ehm era un bel po’ che la sua storia
era…in sospeso..
SAPORINI:
(avanzando timidamente verso A.) Se
posso, allora, se non le dispiace....sì ecco,
torno adesso dall'America, dopo cinquant'anni signor scrittore e sono davvero molto stanco sa? Gli anni si
fanno sentire a quest'età....
AUTORE:
Eh, la vecchiaia è la stessa anche per voi personaggi, è dura eh?
SAPORINI:
Ha detto bene, caro signor professore, e a ottant'anni avrei anche pensato che lei potrebbe....insomma sono
tornato in Italia anche perché è qui che
sono nato e qui vorrei concludere la mia , per così dire, carriera in una sua novella, una novellina…anche una da
poco mi accontento, sa? Non importa
certo….magari, se possibile, se non chiedo troppo, preferirei qualcosa di tranquillo, nelle mie
condizioni del resto...Se permette…
AUTORE:
Ma dica, caro maestro, tranquillamente,
chieda pure…
SAPORINI:
Ecco…se per lei non è troppo disturbo…vorrei un titolo che parli di musica…della mia musica, per ricordare la gioventù…la bellezza…
AUTORE:
Ecco…perfetto… ha scelto proprio il momento più giusto. La faccio subito subito concludere la sua storia…la sua
vita… in questa novelletta. La chiamerò "Musica vecchia", le piace?
SAPORINI:
(stupefatto e un po' spaventato alzando
per la prima volta gli occhi verso A.) Vuol
dire che mi fa…..morire?...... Io veramente non volevo..
AUTORE:( interrompendolo) Via, maestro..alla sua età, nelle sue condizioni … ..diciamoci la verità, lei non potrebbe essere il personaggio di nessun racconto interessante: che cose dovrei farle fare? Il viaggiatore vagabondo… il grande musicista che sogna… che cosa? una musica che non c’è più?….o che altro? Quindi mi creda, questa è la fine buona per la mia storia.
SAPORINI:
(rassegnato) Ma professore, che colpo
sentirmelo dire così…che brutta cosa…ma
anche per lei…dovermelo dir così…ma deve aver ragione lei..sì..sì
( la servetta si accosta a S. avvolgendosi con lui in un manto nero e lo
porta via a braccetto con un sottofondo di musica funebre, mentre l’Autore prende appunti)
Si sente all’improvviso un lungo fischio del
treno. Dopo pochi istanti entra un uomo
di mezza età, nei panni di un modesto impiegato con faccia estasiata e
sognante. E’ in camicia, con le manicone da scrivano Si avvicina all’AUTORE che
è seduto dietro la scrivania a sfogliare i suoi appunti.
BELLUCA:
(viene avanti con il volto alzato e la
bocca semiaperta, meravigliato ma quasi impaurito)
Il treno....
AUTORE:
Sì, Belluca, il fischio del treno...
BELLUCA:
(abbassa la testa, si guarda le mani, il
corpo) Il treno ha fischiato.....se n'è andato...se
n'è andato lontano (sorriso isterico)...
AUTORE: Certo che se n'è andato....ma cosa vuol dire? (Belluca è ancora disorientato) Insomma, sta bene signor Belluca?
BELLUCA:
(improvvisamente guarda l'autore
estasiato)Se sto bene , signor scrittore?!! Non sono mai stato meglio!!! Insomma...voglio dire...è
meraviglioso!!!!
AUTORE:
(perplesso) Cosa, che cosa è meraviglioso??!
BELLUCA:
La vita, signor autore, la vita che scorre là fuori!! La vita, la gente.....la libertà!!(infervorato,
sembra folle)
AUTORE:(risatina) Mi scusi Belluca, ma ...ma lei
(risatina), lei si è accorto solo adesso...
BELLUCA:
Solo, adesso, sì...(ancora in preda a una
sorta di estasi)...sì glielo giuro, lo
giuro sui miei sette nipoti(fa il gesto
di giurare),signor autore, io non ave vo
mai pensato a quello che c'era fuori,
al mondo che si agitava intorno a me, e ora...
ora, professore, mi pare, così, d'improvviso di vederlo in tutta la sua bellezza....ma se lo immagina i posti
in cui andrà quel treno? Luoghi freddi...o caldi...mari
e montagne, raggiungerà..sì (ride)..mari...e..(d'improvviso si ricompone e con aria triste)....ed io (si porta le mani al petto), io che ho vissuto, ma che dico,
sopravvissuto nella stessa casa, nello stesso paese, con le stesse persone e lo stesso identico lavoro,(più
calmo ma triste)io, io che ho scritto
perfino le stesse parole..per
anni...su carte tutte uguali(pausa)....io,
capisco solo adesso di non aver mai vissuto....morivo,sì, morivo lentamente
nell' immobilità di quella che credevo
la mia vita....
AUTORE:(un po' ironico) e ora, ora mi dica mio
caro Belluca...dopo questa sua "scoperta",
per così dire, cosa crede di fare? Non spererà forse…
BELLUCA:(interrompendolo) Mi libererò, signor
autore, insomma mi par ovvio che dopo anni e anni di costrizioni...s'intende,
che io stesso mi son dato, credendomi
un altro....credendomi quello che gli altri... quello che tutti volevano che fossi....dopo tutti questi
anni di lavoro, lavoro e lavoro, di umiliazioni
su umiliazioni....ora io voglio, io...io mi devo assolutamente...
AUTORE:
Lei, lei cosa? Guardi Belluca, si sieda e si calmi..è inutile che smani così tanto...lei capirà che non può proprio far un
bel niente, e che si deve rassegnare-o
quasi- alla sua situazione.
BELLUCA:
Ma che dice, sta scherzando? Ma lei la sa bene la situazione in cui mi trovo, anzi la situazione che lei mi ha
dato….Anzi…direi proprio che nella mia vita lei si è impegnato un po’ troppo a
infilar disgrazie, non si sa più dove
ripararsi…disgrazie d’ogni tipo a destra e a manca…una montagna di problemi e io non dovrei…
AUTORE:
Mi scusi (guardando i suoi appunti….)
ricapitoliamo un secondo…allora: tre
cieche in casa: (leggendo) moglie,
suocera e sorella della suocera…Le sue due
figlie sono vedove…. Beh, effettivamente , capisco che la sua situazione non le piaccia…ma cosa…
AUTORE: Oh, aspetti un attimo (alzando lo sguardo, per riabbassarlo subito sugli appunti) …. Le sue due figlie, dunque, rimaste vedove, le hanno portato in casa una
tre figli e l’altra…
BELLUCA: L’altra quattro, signor professore, quattro…
e tutti a mio carico!
E come fa a dire che….proprio
ora che ho capito quello che voglio...
dovrei lasciar perdere tutti i miei sogni !!!
AUTORE:
Bene, io le dimostrerò che lei non può
fuggire da una realtà che lei sa benissimo
di non poter lasciare....vorrebbe forse abbandonare quelle povere invalide...e i bambini...sette
bambini... nelle mani di tre donne cieche e..
BELLUCA:
Ma no, certo che no...io, io non voglio questo ma non posso neanche continuare quella vita che non è mia,
perché davvero, signor autore, non la
sento mia!! Io non so cosa fare...mi aiuti lei a trovare una soluzione
AUTORE:
(guarda l'orologio)...Giusto in
tempo, signor Belluca, vedrà con i suoi occhi qual è l'unica soluzione in un caso come il
suo...e sa .. ce ne son tanti ! non è
certo il solo a trovarsi improvvisamente estraneo a se stesso...si prepari a un bello spettacolo...(guarda di nuovo l'orologio)...arriverà
a momenti…
Scena IV
AUTORE, BELLUCA,
AVVOCATO
Parte una musichetta allegra, la servetta saltella qua e là.Fumo. Da dietro tra il fumo di distingue una figura di un uomo alto e curvo su qualcosa che tiene in mano. Sono le zampe posteriori di una cagnetta che avanza lentamente con quelle anteriori.. Si abbassa la musica e si distingue bene la figura di un uomo sulla cinquantina vestito di tutto punto che avanza con la cagnetta.
AVVOCATO:(entusiasta)...cinque, sei....(la cagnetta avanza lentamente)....sette.....su
fa’ ancora un passetto....dai fallo per
me...così, sì, otto...
AUTORE:
Buongiorno, avvocato!
AVVOCATO:
(alza immediatamente la testa e lascia la
cagnetta) Signor scrittore....salve...io..,
io come vede stavo giusto facendo.....
AUTORE:
Stava facendo la carriola!
AVVOCATO:
Sì, infatti la carriola....proprio quello che lei poco tempo fa mi ha suggerito...e le assicuro che questa idea
della cagnetta...sì certo all'inizio mi
pareva assurdo...ma ora, ora...è l'unico modo per uscire, anche solo per un attimo, da tutti i miei ruoli d'avvocato ,
professore di diritto e marito e...
AUTORE:
Sì, sì lo so, lo so....del resto è stata dura ma alla fine l'ha capito anche
lei che fare la carriola con codesta
povera e vecchia cagnetta era l'unica soluzione
possibile...
AVVOCATO:
Oh, sì professore..e poi c'è da dire..
AUTORE:
Scusi se la interrompo ma c'è qui con me un altro signore...un personaggio che un po' le rassomiglia...(facendo segno di avvicinarsi a Belluca il quale era rimasto un po' nell' ombra appena visibile agli
spettatori ma non visto dall'avvocato)..venga, venga Belluca...(B. avanza lentamente)..su, si avvicini,
le ho detto! (L'avvocato cerca di vedere Belluca il quale nel frattempo si è
avvicinato)
AUTORE:
Ecco, lei, signor avvocato, potrebbe spiegare a questo signor Belluca, che è impossibile sfuggire alla propria
condizione...e che bisogna accon- tentarsi di farlo solo per un attimo...
AVVOCATO:
(Rivolto a Belluca) sì certo, e poi
senza che nessuno lo sappia, per
carità, la prenderebbero per pazzo! Mi guardi...guardi questo mio vestito d'avvocato Ho vissuto tanto con questo vestito
autorevole e dignitoso...pieno di tutta
la mia sapienza di avvocato, di professore...per
poi capire che non lo avevo
voluto indossare io...che è una prigione….
BELLUCA:
E' lo stesso, è lo stesso anche per me!! E non lo voglio, no, non lo voglio neanche io il mio abito squallido
da ragioniere (si strappa di dosso la giacca la camicia)...no voglio essere..
AVVOCATO: Ma si calmi, Belluca, lo vede che allora non ha capito niente?! Lei non vuole capire che lei non può farne a meno di un abito, e se non sarà quello di ragioniere sarà un altro, glielo assicuro! Mi ascolti, per me è stato lo stesso, volevo liberarmi di tutto, di tutto...ma non potevo...arrivai in questo stesso studio persuaso come lei a cambiar vita...desideroso d'essere un altro, chissà chi poi...non lo sapevo neanch'io...di essere libero….completamente libero……
AUTORE:
(rivolto al Belluca, avvicinandoglisi)..Poi,
il signor scrittore (indicando se stesso), lo convinse ad
accontentarsi di…..
AVVOCATO:
Eh, sì proprio così e non sa che piacere (sorride),
non sa quale piacere, signor
Belluca quando chiudo l'uscio del mio studio a chiave, controllo che nessuno arrivi e per un momento solo, per un attimo
mi concedo...(gioioso quasi estasiato) mi concedo il piacere d'esser pazzo!!!
AUTORE:
Pazzo (ride), pazzo Belluca, ha
capito ora?
(Belluca è impietrito, le braccia appena aperte e
distese con la camicia che pende ancora dalle braccia)
AVVOCATO:
Pazzo...senza che nessuno lo sappia e nemmeno lo sospetti...se mi vedessero i miei studenti universitari
della facoltà di legge o i signori clienti che
mi affidano il loro onore, la libertà..gli averi...se mi vedessero i miei fi- gli mentre faccio la carriola con questa povera cagna grassa, bassa e pelosa che non ci vede
neanche più per la vecchiaia..(ride poi
prende di nuovo la ca gnetta per le
zampe posteriori)su vieni cagnetta
facciamo qualche altro passet- tino..dai
così..uno, brava, due sì, così..(si alza una musichetta e l'avvocato
facendo la carriola esce di
scena)
AUTORE:
Ora le è più chiaro quello che volevo dirle?
BELLUCA:
Io, io..sì...(in senso di protesta) ma
è ingiusto!...e terribile..
AUTORE:
E' sempre più giusto che vedersi rinchiuso in un manicomio per esser d'improvviso diventato un altro, completamente
l'opposto di quello che era prima:
devoto, sottomesso, calmo paziente...e poi? D'improvviso un altro. Tutti penserebbero
che è impazzito, che non è più in sé e addirittura crederebbero che non era
mai "stato in sé" e che solo adesso se n'è reso conto...quindi, preferisce essere scambiato
per un pazzo....essere preso con una camicia di forza ( La servetta gli mette la camicia di forza)
e portato..
BELLUCA:
(levandosi violentemente la camicia di
forza)No, no...per pietà...questo no!!
Rinchiuso in manicomio...sarebbe come morire...e quel che è peggio è che morirei creduto da tutti pazzo e quindi...diventerei un pazzo. No, questo no, mai!
AUTORE:
Allora Belluca mi ascolti, innanzitutto si rivesta...(la servetta gli rimette il vestito
da impiegato)..e torni l'impiegato diligente che era...e non se la prenda, non è poi così terribile come
pensa...basta farci l'abitudine, e poi…evadere un
po’ con la fantasia…
BELLUCA:
Solo con la fantasia? Non è possibile!
AUTORE:
Venga con me Belluca, si rimetta alla sua scrivania(lo prende per un braccio e lo avvicina alla scrivania)... in mezzo
ai suoi mucchi di carte (la servetta
porta mucchi di carte, le mette sulla scrivania, la sparge un po' ovunque),
continui pure a fare i suoi bravi conti(
la servetta porta le manicone da impiegato, Belluca si siede e inizia
meccanicamente a scrivere); allora potrà viaggiare per qualche attimo: ecco…così...(Fischio del treno, prolungato, luci puntate
sul Belluca alla scrivania che alza la testa dalle carte, chiude gli occhi,
sospira, sorride con un'espressione beata, fa girare con un dito il mappamondo
che è sul tavolo, poi, dopo qualche secondo torna a scrivere, una musica di
sottofondo, le luci si abbassano finché tutto diventa buio).
AUTORE, CHIARCHIARO
AUTORE: Ehi lei, la smetta di gridare come un pazzo,
si calmi un po’, non le sembra che
qui ci sia già abbastanza trambusto?…E oramai che è spudoratamente
passato avanti a tutti, potrebbe spiegarmi cos’è che la agita così?
CHIARCHIARO: Agitato, altro che agitato, io sto proprio
per diventare pazzo….lei non può capire in che genere di situazione mi ha
ficcato!….E’ una cosa che mi perseguita
da troppo tempo…porta male di qua, porta male di là, per la Madonna Santissima non lo nominare! ehi attento,
presto, toccati è passato lo jettatore, e scongiuri, scongiuri e corna e corna…!!!!! Ha capito adesso..????
Ha capito? Lo jet- ta-to-re! E’ così che ormai mi conoscono tutti e io,
ora, io….
AUTORE: (abbandonando il tono seccato di prima
e con voce quasi conciliante) . Su, via si calmi adesso… e mi spieghi…
CHIARCHIARO: Ma
che diavolo c’è da spiegare, non ci capisco più niente, so solo che la
mia vita è un disastro, mi viene chiusa la porta in faccia, tutti mi scansano, mi
guardano proccupati, e la cosa ancora peggiore, la vuol sapere?
AUTORE: Su..dica pure..ma credo già di saperlo..
CHIARCHIARO: E’ che mi hanno licenziato, capisce? (storcendo la bocca in segno di disgusto) Spaventavo i clienti, mi hanno
detto!
CHIARCHIARO: (esasperato)
Ma certo, certo che l’ho cercata, caro
il mio signor autore..
E in fede
sua…crede…sinceramente..che l’abbia trovata?
Via, nessuno vuole con sé
uno jettatore, nemmeno se ha moglie e figlie da sfamare..
AUTORE: Beh,
capisco la sua disperazione, è davvero un problema… Dunque … dun- que cosa potrebbe fare? Uhmm…
Convincere tutti a uno a uno. No..Certo è im- possibile.
CHIARCHIARO:
Convincere? Crede lei che non ci abbia provato? ma le mie parole …pfui! le parole! È come se cadessero nel vuoto! No, no, sono
senza speranza, senza via di uscita!!
Senza scampo!!! Oddio,oddio io mi ammazzo!!!!!
AUTORE:(un po’
infastidito) Andiamo, Chiarchiaro,
andiamo! Pensa forse che io sia un autore
romantico, da lasciarsi andare a conclusioni simili? Oppure nutre la segreta ambizione d’esser rappresentato come un
nobile, tragico eroe?
CHIARCHIARO: (indispettito) E allora la trovi lei la situazione al mio dramma…. la trovi lei!
AUTORE: Si…una
soluzione potrebbe esserci, un po’ diversa forse…..Ma se….
CHIARCHIARO:
Certo l’ho già capito, l’unica cosa da fare è andarmene lontano, ma talmente lontano.. in un posto dove nessuno mi ha mai visto e conosciuto, dove nessuno sa chi è Rosario Chiarchiaro ..Là potrei…potrei iniziare una nuova vita, magari cambiare nome e ricominciare tutto da capo, questa volta
come voglio io!
AUTORE: (scuotendo
il capo, in segno di disapprovazione) No..no..ho già assecondato in un’idea simile un altro mio
personaggio…Sì..un certo Mattia…anzi fu Mattia..
CHIARCHIARO: Perché,
è…è…forse morto?
AUTORE: No…ma è come se lo fosse, anzi, peggio, molto
peggio…Ma lasciamo sta- re…Ecco,
lei potrà andare lontano quanto vuole
ma le assicuro che ovunque an- drà,
dopo poco tempo anche in quel posto la
conosceranno in un certo modo, che non sarà mai quello che lei sente di essere. Forse non la chiameranno più jettatore…ma la etichetteranno comunque,
come accade sempre a tutti.
CHIARCHIARO: Cosa
vuol dire con questo discorso astruso? si metta nei miei panni, diamine, pensi piuttosto a qualche cosa di
concreto….!!!(Intanto la dispettosissima servetta saltellando qua e là gli fa indossare un pastranaccio nero e poi
continua ad attaccargli corni, cornini,
cornetti su tutto il corpo …gli
fa spuntare sul nasone un paio di enormi occhiali
d’osso che pare proprio un barbagianni…e il viso poi, è proprio quello di uno iettatore, con le gote incavate e ingiallite
ricoperte di un’ispida barbaccia cespugliosa…..)
AUTORE: Guardi
che io volevo invitarla soltanto a cercar di veder il lato, per così dire, positivo….
delle cose e …..
CHIARCHIARO: Ah!!! Ma che diavolo è questo (si accorge del cornone rosso appeso alla manica) e quest’altro…..ma cosa
significa? Oh, bella! Un ferro di cavallo?!
E da dove sbuca, questo?
AUTORE: Aspetti,
aspetti un attimo, mi faccia finire di spiegare… Dicevo…se lei riuscisse a tranquillizzarsi e a pensare
bene alla sua condizione, magari accettarla, visto
che ormai cambiarla non può..
CHIARCHIARO:
Come? Ma lei è pazzo, io dovrei
accettare…
AUTORE:….Mi stava dicendo che
nessuno l’assume più, ma lei se ci pensa bene non ha bisogno di essere assunto da nessuno! Lei, caro Chiarchiaro, ha l’occasione di intraprendere una fruttuosa attività…in
proprio!, (come illuminato) la
jettatura, la jet- tatura sarà il
suo mestiere! (Chiarchiaro spalanca gli
occhi,lo guarda allibito…..mentre la maligna
servetta continua a girare intorno)
CHIARCHIARO:
Oh, mio Dio…. Le sembra il caso di
prendermi in giro? Dav- vero, secondo lei, dovrei fare di quest’incubo,
di questa tortura la mia…la mia…condizione
normale di vita? Nooo, nooo la fuga è
la sola possibilità…
------------------------
AUTORE:
(insieme alla Servetta, prende
Chiarchiaro sottobraccio avviandosi all’uscita)
Venga
con me Chiarchiaro, ora l’accompagno dal giudice e vedrà…è un per- sonaggio un po’ strano ma in fondo
…molto comprensivo….Stia tranquillo.. Ho in mente per lei un finale
straordinario….Che magnifica novella !…
--------------------------------------------------fine
scena V
FINALE
ALTERNATIVO: si riparte dalla battuta di CHIARCHIARO:…..la fuga è la sola possibilità e si
continua:
AUTORE:
Ne è sicuro? …Ne è proprio sicuro? Non
le sembra, Chiarchiaro, di dimenticare
qualche piccolo…dettaglio? E sua moglie inferma, costretta a letto?… Le sue figlie, si è forse scordato di avere delle figlie?
..una in età da marito, se non sbaglio….
CHIARCHIARO:
(bofonchiando) …Sì..Rosinella..la mia
bambina…..
AUTORE:
Insomma Chiarchiaro…non sarò io a doverglielo spiegare… senza dote chi la vorrà prendere?…. Si troverà sola,
in uno stato di terribile necessità…e qualcuno…
qualcuno potrebbe…
CHIARCHIARO: (indignato)
: Non si azzardi! Non si azzardi nemmeno a insi- nuarle certe cose! …La
mia piccina….
AUTORE: Guardi che non intendevo insinuare proprio
un bel niente…il mondo è pieno di
mascalzoni e il bisogno….
CHIARCHIARO: (più
calmo, anzi quasi vergognandosi, con tono dimesso) Basta.. basta… ho capito…come ho potuto anche solo pensare…
AUTORE: Ohhhh, fiiinalmenteee! Tutti uguali, voi
personaggi…Prima di riuscire a convincervi…
E ora, se me lo consente, vorrei darle un ultimo consiglio: uf- ficializzi la sua posizione!
CHIARCHIARO:
(con sguardo interrogativo)
Scusi..non capisco…che vuole dire?
AUTORE:
Mi spiegherò meglio: lei deve essere riconosciuto jettatore dal Regio Tribunale, deve ottenere la patente di
jettatore, dopodiché …entrerà in campo!
CHIARCHIARO:
Capisco sempre meno…la patente?
AUTORE:
La patente, la patente! Sarà
sufficiente che lei faccia causa a qualcuno dei
notabili del suo paese, quando li vede a far scongiuri.. Già..li citi… li citi per diffamazione! Il giudice
sicurissimamente li assolverà e lei…lei vedrà le- gittimati i suoi immensi poteri.
CHIARCHIARO:
(perplesso) Mah…è proprio certo che…
tutta questa storia mi procurerà da
vivere?
AUTORE: Se è certo? Assicurato le dico! Liberi la
fantasia…si figuri la scena: ca- muffato
di tutto punto si accamperà davanti ai negozi, alle gioiellerie e con occhio funesto squadrerà ogni
passante…da capo a piedi (ride) Chi vuole che
abbia il coraggio di entrare a comprare qualcosa?
CHIARCHIARO: E io che ci guadagno?
AUTORE:
Che ci guadagna? Vedrà, vedrà, come si precipiterà il proprietario della bottega a persuaderla nella più sonante
(fa cenno di sfogliare banconote)
..nella più sonante delle maniere
a spostarsi, a prendere il fresco un po’ più in là….Magari di fronte al negozio che gli fa concorrenza!
CHIARCHIARO: Ora ci sono! (alzandosi e gonfiando il petto) E guai a chi sfiderà la mia terribile potenza!!
AUTORE.
(compiaciuto) Bravo Chiarchiaro…vedo
che ci siamo intesi alla perfezio- ne.
AUTORE,
PERSONAGGIO MISTERIOSO
Stanza
semibuia. Cresce lentamente la luce. Nella penombra seduto di fronte al
pubblico l’Autore con la testa abbassata. Scrive freneticamente, poi si ferma,
scuote il capo e, in un gesto di stizza, accartoccia il foglio e lo butta per
terra. Intanto di sottofondo si sente un chiacchiericcio, un accavallarsi di
voci che si fa sempre più forte. Di fuori proviene una canzone “interventista”
della I guerra mondiale. All'aumentare delle voci aumenta anche la luce fino a
che si riesce a distinguere le sagome di un gruppo di persone alle spalle
dell'uomo in primo piano che parlano animatamente: ridono, singhiozzano
piangono alcuni, altri sono per terra distesi o seduti in un angolo in
silenzio, qualcuno decanta massime sconosciute.
AUTORE:
(in uno scatto di rabbia) Basta! (le luci si abbassano e le voci si tacciono)
Basta, (costernato)
basta. Non lo volete proprio capire che non posso pensare a voi! Non ora, non è il momento....Il mondo è
sconvolto: fuori c'è la guerra!! La guerra,
capite? (agitando in aria dei giornali) Tutta l’Europa è in fiamme! E se a voi la cosa non vi tocca , in quel mondo finto
in cui vivete, ecco io invece sono costretto a viverla... realmente… andate dunque, andate
a lamentarvi delle vostre disavventure e
dei vostri mali con qualcun altro. Tutti da me do- vete venire? I più disgraziati poi, tutti qui a voler una
soluzione, che vi ac- comodi, vi
soddisfi che dia un senso insomma al vostro dramma, e ….la pretendete questa soluzione, la volete proprio, come vi torna meglio!
Bene, ora questa soluzione non ce
l'ho...non riuscirei neanche a scrivere una paro- la...Quindi ve ne potete anche andare, … via da qui! Ho
detto fuori di qui, capito?!!
(I personaggi borbottano qualche offesa e fanno
per andarsene: solo un personaggio il quale si vede solo dai ginocchi in giù
rimane fermo in un angolo, mentre gli altri se ne vanno)
AUTORE: Sapete cosa faccio? Anche ve lo scrivo, sì
lo scrivo su un cartello, così forse lo
capirete che nessuno, dico nessuno deve entrare! (Prende il cartello e scrive)
Ecco, proprio così:
"AVVISO, SOSPESE LE UDIENZE A TUTTI I PERSONAGGI,
UOMINI E DONNE D'OGNI ETÀ E
PROFESSIONE! (lo prende e lo at- tacca alla parete)..così dovrei starmene in pace per un
po' e dedicarmi ad altri affari (in piedi, curvo sulla scrivania inizia a
leggere il giornale)...
(La luce si alza lentamente sulla figura
nell'angolo e vi si scopre un uomo sopra la cinquantina vestito di grigio che
avanza. Si ferma in prossimità del cartello, strizza gli occhi come per
riuscire a vedere cosa c'è scritto. P. alza la testa e vede l'uomo)
AUTORE:
(stupito)E lei?(poi arrabbiato) Lei mi deve dire che cosa ci fa qui!?.......
P.M.: Sì..ecco.. mi scusi…permette?
AUTORE: Non permetto un corno! Mi si levi dai piedi!
Non ha letto l’avviso?
P.M. :
Sissignore, appunto per questo… Se mi
volesse…spiegare…
AUTORE: Non ho nulla da spiegarle. Via!
P.M.:
Sissignore…ecco….ma se volesse dirmi almeno…che cosa è accaduto?
AUTORE:
(urlando) La guerra!
P.M.
: Oh…la guerra…beh.. Non lo sente
invece…(assorto, con la testa rivolta
verso l’alto) non lo sente questo
bel trillo? E’ un merlo, questo, sicuramente..
(L’Autore afferra i giornali e
fa per scaraventarli addosso al personaggio…poi li getta in terra
e si prende la testa fra le mani)
P.M. Scusi, ma… che c’entro io, scusi eh?, se il
merlo canta? Corra a mettere la museruola a quel merlo, se le riesce….a
strappar le rose da tutti i giardini…
AUTORE: Per adesso … (triste) basterebbe che lei se ne andasse…
P.M.: Ma …se lei volesse darmi ascolto e dare un calcio a tutti codesti giornali… sa, le guerre son cose che passano, e se pur lasciano traccia, è come se non la lasciassero, … per ora, lei crede, ingenuamente, che tutto, per il fatto
della guerra, debba cambiare….
AUTORE:
Beh, credo che una guerra possa cambiare il mondo intero, certo…e quindi…
P.M.:
Ma che vuole che cambi? Che contano i fatti, caro professore? Per enormi che siano sono sempre fatti
che…passano…passano..mentre la vita resta…con
gli stessi bisogni, le stesse passioni….uguale….sempre
AUTORE:
Certo, ma i suoi discorsi sono campati in aria. Lo capisce? Adesso ho bisogno di stare solo…se ne vada per favore.
P.M.: Ma un giorno la guerra finirà, trionferà la giustizia, se non subito,
chissà … di qui a un altro
secolo….La storia…ha larghi polmoni, e un arresto di respi- ro è cosa momentanea.
AUTORE: Momentanea…momentanea come la vita di un
uomo
P.M.: (scuotendo la testa) No..no… non mi
sembra importante quanto lei dice, sa? Anzi,
non capisco come lei possa rinchiudersi qui, a pensare alla guerra… con tutte le cose che potrebbe creare…le
storie che potrebbe raccontare……
AUTORE (irritato) Ma non lo capisce che angoscia? Lo capisce che senso d’impotenza? Io questa guerra non posso più
farla, e devo star qui a pensare a
mio figlio che sta per partire per il fronte… I fatti contano molto più di quello che lei crede, sa? Tutto…tutto… intorno …è azione e io non posso star qui a raccontare, raccontare……
P.M.: (preoccupato) Non scriverà più?? Vuole
dirmi questo? Non può! E allora, se tutto, come
dice lei è azione, e se lei non può
“agire”, perché non mette in “azione” noi personaggi? Faccia agire
noi, ci faccia muovere, parlare, invece
di lasciarci lì sulla carta. Le faccia
scoppiare nell’aria, quelle parole, faccia in
modo che siano dette….o
gridate….. Quello che veramente importa è solo
un pianto, un riso a cui lei avrà saputo dar vita fuori del tempo….e le assicuro che avrà fatto qualcosa
d’infinitamente grande…….
AUTORE:
(pensoso) Lei lo crede….veramente?
Quando dice questa battuta il personaggio
misterioso è già scomparso. Nel frattempo si alzano piano le ombre sul lato
destro della scena. Vengono illuminati volti, a uno a uno, pieni di speranza.
L’autore si avvicina a loro, li guarda. Si avvicina alal finestra e ascolta le
voci della natura….Poi toglie il cartello dalla parete, va alla scrivania.
Fissa qualcuno dei personaggi e poi incomincia a scrivere……
Scena
VII
( I sei personaggi fanno irruzione sul palco, sono quasi completi nel loro vestiario e la servetta che gira loro intorno apporta piccole modifiche)
AUTORE:
( stupito e scocciato) allora, di
nuovo voi, vi sembra il modo, di passare avanti
a tutti ?! Che c'è, che c'è ancora?
PADRE: Ha ragione signor autore, ma noi abbiamo davvero bisogno del
suo aiuto. Siamo in cerca di un dramma
di cui far parte, si ricorda?
AUTORE:
Sì, certo, non è la prima volta che ho a che fare con voi, ricordo... ricordo... ma adesso non ho
tempo.
PADRE: Un attimo solo, signor autore, ci scusi solo
un attimo..
(L'autore scuote la testa con atteggiamento
scocciato)
AUTORE:
Vi ho detto di no.Gentilmente uscite!
FIGLIASTRA:
(infastidita dall'atteggiamento indifferente
dell'autore, che è già tornato con gli
occhi sui suoi appunti) Ci scusi tanto... sa...ma la irrita davvero tanto
ascoltare due parole? Le rubiamo forse
tempo alle sue novelle? Ai suoi drammi? Eccolo
un dramma per lei: bello e pronto. Le siamo davanti agli occhi.
AUTORE:
(irritato e confuso) Non insista, la
prego.
FIGLIASTRA:
(ancora più arrabbiata) Insomma per
lei è facile mandarci via così, ma noi
stiamo vivendo ...(decisa) stiamo
vivendo un dramma. Ed è un dramma senza
un senso. Voglio dire, (indica il padre)
lui, questo signore non può farla franca;
voglio che si sappia qual'è la verità! La mia verità! Deve sapere che lui ha
abbandonato questa donna, che è mia madre e poi….
PADRE:. Di quale verità parli? lo sai benissimo che
le tue sono solo bugie per coprirmi
d'infamia.(rivolto all'autore) Non l’ascolti, signor scrittore… Proprio io... che pur non essendo il suo vero
padre.. mi sono sempre interessato
della nuova famiglia che lei..(indicando la madre) che lei si era
formata FIGLIASTRA: Sì, eccome se si interessava! Veniva sempre a vedermi
all’uscita di scuola..e mi
salutava da lontano…Veniva a vedermi come crescevo! E questa mia povera madre, poi... che non ha mai
voluto accettare che lui... AUTORE: Basta! Basta adesso! Eccolo, eccolo qui il
problema. Lo volete capire che non
m'interessa la vostra squallida storiella! Le vostre verità a mezzo, le incomprensioni e le offese. Io ho bisogno
...( batte il palmo sul tavolo,
alzandosi) ho bisogno di ben altro!
Non voglio raccontare soltanto la vostra gioia o la vostra tristezza, così, solo per il gusto di narrare una storia ..come fanno tanti scrittori ..Io ho bisogno di
figure, di vicende che acquistino
un particolare senso della
vita…un valore.. insomma… universale…
FIGLIASTRA:
Pensa davvero che il nostro dramma non sia
universale?
Che
nessuno si rispecchierebbe in me, Signor autore...una figlia ..un padre che quasi..se non fosse intervenuta lei..
appena in tempo…(indicando la madre)
Le sembra una storia tanto particolare?
PADRE (facendo finta di non aver sentito la
figliastra): Signor scrittore...io non sapevo che fosse lei…dopo tanti anni che li avevo persi di vista…e l’ho incontrata là in quel retrobottega….Ma non è accaduto nulla… Sono
accuse infamanti, insopportabili…. ce ne
sono tanti di casi simili, sa....
AUTORE
(tappandosi le orecchie con le mani):
Non vi voglio sentire! Ne ho abbastanza di
voi! Uscite, ho detto, e non vi ripresentate più!
FIGLIASTRA:
Non creda di potersi sbarazzare così di noi... con una misera scusa, perchè anche lei lo sa bene, che non è
altro che una scusa... Lo sa, non è vero?
( I sei personaggi iniziano a girare
intorno all'autore come tanti spettri, dopodichè escono, mentre l'autore continua a scuotere il capo tappandosi le
orecchie con le mani)
Scena
VIII
AUTORE, SIGNORA
PONZA
Dalla
fila dei personaggi avanza una signora,
ancora abbastanza giovane, e si dirige verso la scrivania, dove l’Autore
è assorto nella scrittura. Si siede in silenzio davanti a lui e dopo un po’,
visto che lui non si è accorto della sua presenza, incomincia a parlare.
AUTORE: (alza lo
sguardo e squadra la signora, perplesso) Certamente, mi dica signorina….
PONZA…Ponza, signora
Ponza, non si ricorda più di me?
AUTORE: Ah,
certo, come no? stavo appunto…..
PONZA:
Sì..appunto….ho sentito dire che sta preparando un bel dramma in tre
atti da quella novella dove io
ero…o meglio dove io c’ero solo di nome…
AUTORE: Sì, va
bene, ma era pur sempre al centro della curiosità: tutti a domandarsi se lei è la vera figlia della signora
Frola o se la vera figlia è morta e quindi…se lei è la prima moglie o la seconda moglie del signor Ponza e….
PONZA:….. e poi chi è convinto che il pazzo sia mio
marito e chi invece giura che la pazza
è la Signora Frola…
AUTORE: (soddisfatto) Eh..sì l’ho congegnato proprio bene questo
giochino…
PONZA: (un po’
alterata) Ah, sì? E le sembra verosimile che a nessuno venga in mente di andare a domandare la verità all’unico personaggio che può
saperla?
AUTORE: E cioè a lei….
PONZA: Già, a me..
AUTORE: Ah, ho
capito dove vuole arrivare! Lei ha saputo -non so come- che io vo- glio portare in teatro la vostra storia e
vorrebbe che io mettessi in scena anche lei come un vero
personaggio….. per spiattellare davanti a tutti la verità.
PONZA: Sì..proprio così…..dire finalmente la verità!!
AUTORE: E…quale verità, scusi?
PONZA: Ma…una verità,
che importa quale…basta che io possa fare la mia compar- sa… una comparsa importante…decisiva.. (si atteggia immaginando la sua entrata in scena e la servetta le mette un
cappello, un boa e degli occhiali scuri come se fosse una diva)
Sì…entrerò
in scena e potrò dire: “io sono…”
AUTORE: (interrompendola,
molto alterato) Ma no…assolutamente no! (la
servetta accorre e le toglie
immediatamente quello che le aveva messo e la signora rimane immobile, stupita
e delusa).
No, signora….non ci siamo
capiti….lei non può dire di essere la figlia della signo- ra Frola…
PONZA: (interrompendolo)
Oh, ma per me è lo stesso… dirò allora che sono la seconda moglie del signor Ponza.
AUTORE: (molto
seccato, frenandosi a fatica) Ma insomma..mi faccia finire! Lei non può
dire neanche di essere la seconda
moglie del signor Ponza!
PONZA: (con un
sorrisetto malizioso) Ho capito….lei è davvero geniale…sta pensando a un colpo di scena eh? (l’Autore disperato si mette una mano sulla fronte e scuote la testa,
men- tre la signora ormai convinta di aver
capito continua..) Sì, potrei dire
di essere….potrei dire che sono
entrambi pazzi, la signora Frola e mio marito…cioè ...che in quanto
pazzi, non sono affatto né mia madre né mio marito e che io sono… ec- co.. (sempre
più eccitata) …la figlia di un ricco uomo d’affari… rapita alla fa- miglia e agli affetti da due pazzi e che….
AUTORE: (interrompendola)
Ma no! Ma che sta dicendo? Ha capito ancora meno di pri- ma.. (asciugandosi il sudore
con un fazzoletto e calmandosi un po’) Lei non sarà la figlia di nessun ricco uomo d’affari (la signora mostra stupore e delusione) …
insomma… nes- sun colpo di
scena, mi dispiace.
PONZA: (molto
abbattuta) E.. allora… allora… che
cosa dovrei dire?
AUTORE: Vede… lei non dovrebbe dir niente.. la verità non
si deve sapere semplice- mente…perché
non c’è. O meglio, ce ne sono tante di
verità, quante sono le per- sone… una per
una… ognuno ha la sua… capisce, ora?
PONZA:…. Sì…..
AUTORE: Allora
capirà anche che era proprio questo che lei, con il suo misterioso si- lenzio… doveva dire.
PONZA: Certo… ora
capisco… ma quello è un dire…senza parlare… senza comparire in scena (rattristata).. neanche una volta….
AUTORE: Su, non
faccia così… forse una soluzione ci sarebbe.. perché su una cosa ha forse ragione lei…
PONZA: (illuminata)
Davvero? Mi dica, mi dica!
AUTORE: Effettivamente, nella novella che ho scritto,
vista tutta la curiosità che c’è in paese,
è impossibile che a nessuno venga in mente di interrogare anche lei..
PONZA: Ecco, lo vede, lo ammette anche lei che la mia
parte dovrebbe essere impor- tante..decisiva…
AUTORE: Piano, signora, piano.. La farò comparire
nell’ultima scena del terzo atto per..
PONZA: (un po’
delusa) Ultima scena? Così poco?…..
AUTORE: Via signora, non pretenderà che riscriva tutto il
dramma su misura per lei… con quello che
costano le attrici !…dicevo… lei dovrebbe esprimere con le parole l’impossibilità di trovare la verità.
PONZA: E che
dovrei dire? ….a questo punto mi va
bene tutto..basta che possa avere una
parte anch’io..
AUTORE: Bene, allora facciamo così: la farò chiamare dal
Prefetto e gli dirà che lei non è …(come illuminato) Anzi, dirà che lei è
l’una e l’altra, che lei è la
figlia della Signo- ra Frola e nello
stesso tempo anche la seconda moglie
del signor Ponza.
PONZA: Uh..chissà come rimarranno sbalorditi!… Ma diranno
che non può essere…mi chiederanno
chi sono io veramente, per me…
AUTORE: (chiude gli
occhi pensando alla scena che sta creando nella sua mente, mentre la servetta
si avvicina alla signora, le pone
in capo un cappello con veletta e le
suggerisce la battuta all’orecchio) Ecco,
signora, risponda così…
PONZA: (avanzando
verso il pubblico e alzandosi la veletta dal viso) E per me nessuna! Nessuna!
Per me, io sono colei che mi si crede.
AUTORE: (scrivendo
appunti su un foglio mentre la servetta accompagna la signora all’uscita)
Per- fetto..perfetto!
AUTORE, SEI
PERSONAGGI
(L'autore seduto alla sua scrivania scrive
freneticamente, la servetta saltella di nuovo poi di sottofondo si sentono
delle risa e un pianto: l'autore scuote la testa come per scacciare quell'idea
ma le risa aumentano d'intensità finchè si concretizzano nei corpi di due
personaggi che avanzano lentamente da dietro, dall'ombra e dal fumo.Si sentono
i tacchi delle scarpe delle due donne, madre e figlia. L'autore si gira di
scatto verso di loro, quasi spaventato e appena riconosce i due personaggi
scuote la testa sorreggendola con una mano appoggiato con i gomiti alla
scrivania. Poi sospira, alza la testa e, costernato..
AUTORE:
Non può essere...non ci voglio credere...ancora voi?! Forse non mi sono spiegato bene! Io vi avevo detto….
FIGLIASTRA:(interrompendolo) Lo so, lo so, ...ma mi
faccia spiegare: vede, io credo...
AUTORE:
Ecco appunto non mi interessano le sue opinioni..quindi se ne può anche….
FIGLIASTRA:E
invece mi ascolterà,...io, io penso, anzi sono sicura che lei in fondo ha un certo interesse...per la
nostra storia, una strana attrazione. Insomma,
signor autore, ho sentito questa cosa fin dalla prima volta...e ho pensato che avrei potuto...tentarla di
nuovo....
AUTORE:(si alza furioso) Lei signorina, non ha
capito....non ha capito qualcosa di
estremamente semplice, di così ovvio che chiunque al suo posto avrebbe già capito...il mio è un "no" bello grande a lei, ai
suoi familiari e alla vostra storia! E' tanto difficile da capire questo,
eh?
FIGLIASTRA:
(ridacchiando) Non si agiti
così...professore, non è da lei questo comportamento...
AUTORE:
Io faccio quello….
FIGLIASTRA:
Mi faccia parlare la prego!(l'autore
sconfitto sprofonda nella sua poltrona)
Non voglio supplicarla ma
lei deve capire che ci deve dare ascolto! Lo faccia per mia madre....la guardi (l'autore continua a fissare nel vuoto), laguardi!(l'autore la
guarda. E' una donna di mezz'età, un po' curva, che si sorregge al braccio
della figlia e piange in silenzio)la
vede questa donna divisa tra figlia e marito, incapace di trovare una ragione alla sua
sofferenza,...lei non ci può rifiutare ancora...
AUTORE:
Posso, eccome, ed è proprio quello che
farò.
FIGLIASTRA:
(stizzita e amareggiata) Certo che ne
avevo sentite dire tante sul suo conto...ma
non credevo potesse arrivare a questo punto...
AUTORE:
Vede..a me non interessa quello che dicono su di me…Vorrebbero es- sere tutti belli e bravi...i signori
personaggi. E io invece sconvolgo i loro piani perfetti d'una vita felice sistemandoli in
situazioni scomode e infelici...(quasi a se stesso) ...Così, spesso i miei consigli gli sembrano ingiusti, "ma sono gli unici possibili" gli ripeto io, e loro niente, non si
accontentano e vanno in giro a
dipingermi come quello cattivo, spietato addirittura…
FIGLIASTRA:
Perlomeno si degna di ascoltarli...loro, anzi vedo che s'impegna tanto, per loro, a trovare una
conclusione alle loro storie, certo non
sarà perfetta come la vorrebbero, ma alla
fine la trovano. Se abbiamo ben capito c’è
anche qualche personaggio che ha avuto l’onore di esser rappresentato da lei sia in una novella sia in un dramma.
Noi invece....non ci vuole neppure ascoltare...non
vuole sentire la nostra storia, sì, è un po' triste...ma è reale, sa? Tanto reale da scriverci un dramma davvero
coinvolgente...insomma una fi- glia così meschinamente ..
AUTORE:
E' inutile..ho detto….
FIGLIASTRA:(Alza la voce per andare sopra alle parole
dell'autore e continua) Una figlia insidiata
dal padre e una moglie abbandonata dal marito...
(sulle parole della figlia che continua a parlare
e raccontare a voce molto alta, la storia dei 6 personaggi come per obbligare
l'autore ad ascoltare; l'autore interviene più volte cercando di andare sopra
alle sue parole e interrompendo il racconto)...........
( Quando la figlia ritorna sulle accuse infamanti
verso il padre....questo compare improvvisamente sul palco per difendersi e
raccontare la sua storia)
PADRE:
Non è vero! Non l'ascolti signor scrittore, è fuori di sé, non sa quello che dice, la storia è un altra...
(Parlano l'uno sopra l'alta come per
sopraffarsi, per affermare una verità sull'altra. Lei inizia il discorso appena
prima, lui attacca dopo che lei ha detto"è la storia")
FIGLIASTRA:
E' la storia di una figlia, insidiata...
PADRE:
Di un uomo incolpato....
FIGLIASTRA:..
insidiata dal patrigno...
PADRE:
Accusato ingiustamente dalla figlia...
AUTORE:
(scattando in piedi): Bastaaaa!!! (silenzio improvviso) Zitti,
state....zitti...(si calma e si siede) Insomma perchè
continuate ancora!?! Cosa volete da me, eh? Volete
che vi dica qual'è la verità? Che scelga fra l'una o l'altra? E dov’è la ve- rità?. E poi, per che scopo? Voi avete la
fortuna d’esser ombre vane. Che vita volete?
Una vita da poveri inquilini d’un mondo ancora più vano, un mon- daccio di carta. Guardate: (agitando fasci di fogli) tutto, in questo mondo di carta, è
combinato, congegnato, secondo i fini che lo scrittore, piccolo Pa- dreterno, si propone. E allora, per cosa? Per
esser fissati, definitivamente. L'arte,
signori miei, se non lo sapeste, è come
se immobilizzasse le anime. Immaginate un po' che tortura...e voi mi state implorando e vi state scannando per questa tortura ch'è la
forma.
FIGLIASTRA:(inizia a girare intorno all'autore il quale
si sente come in trappola) Ma l'arte,
signor scrittore, se non lo sapesse (come
per prendere in giro l'espressione precedente diell'autore)
ha anche il potere di rendere immortali e in questo un personaggio supera il suo creatore stesso.E comunque
anche voi, reali, siete personaggi..di quella
commedia che è la vostra vita. E i vostri drammi, non sono da meno dei nostri...
AUTORE:(nervoso) Di quelli che sono i nostri
drammi, lei non sa niente e comunque è
sicuro che io non voglio più saperne del vostro! Mai più, chiaro?
FIGLIASTRA:
Non si agiti così, professore, volevo soltanto farle vedere che quel suo discorso sull'arte, non aveva molto a che
fare....con il dramma che noi le chiediamo....(l'autore la guarda di sfuggita mentre in
segno di nervosismo si stringe le mani
)....dica la verità(sorride)....voleva
trovare solo un'altra scusa, una pessima giustificazione,
direi, per un altro rifiuto. Perché sente il bisogno di nascon- dersi dietro….
AUTORE:
Lei non ha il diritto...di parlare così. Non vi voglio più vedere, né sentire. Se ne vada.
Andatevene tutti.(loro sono ancora
immobili)(si alza infuriato) Ho
detto fuori di qui! Fuori!!
(I personaggi se ne vanno )
Scena X
AUTORE, GASTINA
(attrice)
Gàstina si fa largo fra i personaggi in attesa del colloquio. E’
vestita in modo appariscente, eccessivo (paillettes, piume di struzzo, trucco
pesante). Ancheggiando si porta verso l’autore, borbottando fra sé.
GASTINA:
Roba da pazzi! Una grande attrice come me costretta ad aspettare, a fare
la fila in mezzo a dei pezzenti,
a dei comuni personaggi...
AUTORE: (indispettito)
E lei chi crede di essere?
GASTINA: Io sono Gàstina, l’attrice! Ma come fa a non
ricordarsi di me? (Alla faccia perplessa dell’Autore s’ inviperisce) Ma
insomma sì, in una sua novella io sono l’attrice che interpreta la parte di Livia nella commedia scritta da
Faustino Perres. Anzi sarebbe proprio
l’ora che lei si decidesse a dare un finale a questa novella…non possiamo mica aspettare in eterno…
AUTORE: Sì, ora ricordo..ma ... sì, è quella del pipistrello che tutte le volte
che provate la commedia entra in scena e vi svolazza davanti..
GASTINA: Blè..(smorfia di schifo) se ci penso mi
vengono ancora i brividi.. come le sarà venuto
in mente di ficcare nella novella quel maledetto animalaccio!?
AUTORE: E perché, nella realtà non ne accadono di
queste cose?
GASTINA: Sarà, comunque il problema è un altro: se
ben si ricorda, nella novella, abbiamo
già debuttato ed è stato un gran
successo, modestamente...
AUTORE: Modestamente per merito del pipistrello, che
arrivando puntuale al suo appuntamento,
l’ha fatta così inorridire che è svenuta. E il bello è che il pubblico ha creduto che quello svenimento fosse sul copione...(ridacchia compiaciuto) Quanto le hanno
applaudito per la sua interpretazione così “realistica”...!?
GASTINA: Rida pure.. Lei non crede che io saprei fare
uno svenimento altrettanto “naturale”,
se fosse nel copione?
AUTORE: Già, forse, ma sul copione il mio
ehm…collega Perres non l’ha messo.
GASTINA:
Per fortuna! E non può metterlo finché c’è quel pipistrello in circolazione!
Se lo immagina che io svengo per finta,
o meglio per arte, al secondo atto e poi svengo per davvero altre cinque o sei
volte se arriva quella bestiaccia…che schifo! ..
a sfiorarmi la bocca ….i capelli..oh i
capelli!…con quelle orribili ventose!
AUTORE: E allora come pretenderebbe di finire questa
storia?
GASTINA:.
Se in una casa sul più bello di un conflitto familiare tra marito e moglie, o
un conflitto d’interessi o che so io, entra dalla finestra un pipistrello, che
si fa? Le assicuro che il litigio, per importante che sia, s’interrompe. O si spegne il lume per allontanare quel
pipistrello, o si va in un’altra stanza, o si prende un bastone per abbatterlo
a terra….
AUTORE: Già, questo nella vita ordinaria ….ma nel
teatro è un’altra cosa. Nel copione il pipistrello non c’è e allora..
GASTINA:
Non c’è sul copione ma c’è sul palcoscenico, eccome se c’è ..e allora tutte le
volte che arriva ripetere la battuta: “Giuseppe, smorzate i lumi!”.
AUTORE:
Già, e se arriva dieci volte è tutto
uno smorzare i lumi: un bel mortorio!
GASTINA:
Oppure ordinare a Giuseppe e qualche altro di prendere dei bastoni, salire su
seggiole e cercare di abbatterlo…
AUTORE:
Ma scherza? E la commedia di Faustino Perres diventerebbe una farsa: tutti a
caccia del pipistrello..se lo immagina che risate?
GASTINA:
E allora perché non può far finire la
novella così: (declamando, con voce quasi
maschile) “ il giorno seguente, armato di gran coraggio, il Signor Faustino
Perres, arrampicandosi su scale e
corde, riuscì a catturare il pipistrello, salvando così le sorti della sua
commedia. (cambiando registro) E
tutti vissero felici e contenti...” Insomma, una cosa del genere...
AUTORE: (con
una sonora risata) Ah, ah, ah. Ma se lo immagina..!? (imitando Faustino attaccato
alla corda che volteggia in aria cercando di acchiappare il pipistrello)
Ora lo prendo, ora lo prendo. Ah, ah, ah.
GASTINA: (su tutte
le furie) Ma insomma, non rida di me!
AUTORE: (ricomponendosi)
Mi scusi, voglio dire che è impossibile che un uomo riesca ad acchiappare un pipistrello in un teatro (fa un gesto ampio per indicare la grandezza del
teatro). Comunque, anche ammesso che ce la faccia: non crede che in fondo quel
pipistrello sia stato per così dire…la fortuna della commedia?
GASTINA: Che intende dire?
AUTORE: Se non mi sbaglio, fino al momento del suo
svenimento, cioè fino all’ ”entrata in
scena” del pipistrello, lo spettacolo stava andando maluccio..
GASTINA: Beh,
sì, questo è vero.
AUTORE: Allora mi capisce, senza quel pipistrello la
commedia farebbe fiasco!
E anche il suo svenimento, diciamo
la verità, è stato un trionfo perché la
commedia è stata interrotta. E se
continuava?
GASTINA: Basta, io non ne posso più. (Si alza e inizia a girare per la stanza, è disperata, si lagna) Ma è vita questa? Sempre nell’incertezza, senza
neanche la possibilità di decide...
AUTORE: E’ qui il punto: se il
pipistrello avesse mandato a gambe all’aria la finzione dell’arte.. se avesse rovinato la commedia…un rimedio si
potrebbe trovare: al limite basterebbe cambiare teatro…un teatro senza
pipistrelli….
GASTINA: (illuminandosi)
Già….potrebbe essere un’altra idea…
AUTORE: Nooo! Signorina…noo.
Quell’animale, nella finzione dell’arte, si è inserito a meraviglia e ha dato al pubblico l’illusione
di una prodigiosa verità…ma per una volta
sola….irripetibile, signorina…ir-ri-pe-ti-bi-le!
GASTINA: E allora vuol dire che
tutti ci dovremo arrendere davanti alla “realtà” di un pipistrello? Vuol dire che un qualsiasi elemento estraneo…imprevisto…naturale...
AUTORE: Proprio così…. Vede, io che sto scrivendo una novella
potrei inventarmi anche il finale più
fantasioso e improbabile perché ho
libertà, posso scegliere. Ma Faustino no.
Lui è un autore di teatro e
l’arte del teatro ha dei limiti, può essere sconfitta
da un qualsiasi imprevisto... può essere strozzata dalle sue stesse regole...
GASTINA: Quindi ha deciso: finirà che Faustino si
arrenderà, ammettendo i limiti di un
autore.
AUTORE: Sì, i limiti di un
autore di teatro…e quindi c’è un’unica soluzione..
GASTINA: (si
alza in piedi molto irritata) Non mi dirà che…..che lei…
AUTORE: Proprio così:
(scrivendo) “Faustino
Perres….convinto che…ecc…ecc. ritirò la
sua commedia, e non se
ne parlò più” (Gastina
nel frattempo si aggiusta le sue piume,
fa un gesto di stizza e se ne va
ancheggiando, visibilmente indispettita)
AUTORE, SEI
PERSONAGGI
Entrano il padre e la madre sorretta dalla
figliastra. Un po’ a distanza seguono gli altri tre. L'autore è al tavolo con il capo chino sui suoi appunti. Questi
entrano con trambusto senza rispettare nuovamente la fila. L'autore alza la
testa e, disperato, vedendoli,si china sul tavolo e si rannicchia con i gomiti
a chiudere la testa.
FIGLIASTRA: Scusi tanto sa, perchè mai si dispera in quel modo? Eh!? Forse perchè non riesce a smettere di pensare a noi? E’ attratto dalla nostra storia, lo ammmetta, non è così?
AUTORE:
(alterato)Non ammetto un bel niente!
Vi prego, cari signori...la vostra storia
non mi interessa, né tantomeno mi attira, sì...quindi (Indica l'uscita)
PADRE:
Non possiamo andarcene.....cerchi di capire.....forse non è facile....ma lei ci deve aiutare....noi abbiamo davvero bisogno
di un dramma da poter
rappresentare....da poter...vivere...o perlomeno che qualcuno lo viva per noi....
AUTORE:
Volete quindi che una qualsiasi compagnia di attori rappresenti il vostro dramma?
FIGLIASTRA:
Sarebbe pur sempre una soluzione....
AUTORE:
Si?! Davvero lo crede?! Bene, allora devo supporre che creda nel teatro ... nelle sue, come dire, ...forme.
FIGLIASTRA:
E perchè non dovrei..
AUTORE:
Glielo spiego io il perchè....si immagini...un’ attrice… come quella che era qui poco fa… che debba impersonare...una
figlia...insomma che debba essere per un
certo tempo, un tempo limitato intendiamoci,...che debba sì, esser proprio lei...
FIGLIASTRA:
...quindi..
AUTORE:
Quindi non le pare impossibile che quell'attrice riesca ad esser proprio lei...voglio dire, a parlare con la sua voce, a muoversi con i suoi gesti e quel che è peggio..a sentire ...con i suoi
"sentimenti"?. Una cosa che lei direbbe con rabbia...l'altra lo dirà con indifferenza o con disprezzo
o magari con rab- bia, ma con un’
altra rabbia, non con la sua.
FIGLIASTRA: Sta dicendo che su un palco il nostro dramma
non sarà più lo stesso?
AUTORE:
Sarà lo stesso e allo stesso tempo sarà diverso. Consideri per esempio, le luci, le scene...non potranno essere
quelle della sua vita, nè potranno essere tante...sarà
tutto ridotto, semplificato, travisato alle volte e perfino distorto...
FIGLIASTRA:
(ridacchiando) Forse sta un po'
esagerando, signor scrittore...del resto
il teatro rende una storia..un dramma più
vivo e reale....gli dà voce, movimento, espressione...e questo lei lo
dovrebbe saper bene..(frugando tra i suoi fogli) dal momento che ne ha scritte
un bel po' di commedie...non è forse vero?
AUTORE:.....(nervoso, guarda in basso, stringe le
mani)....
FIGLIASTRA:
Beh, non ha niente da dire? Forse perchè la sua o è un'altra pessima giustificazione..o..è un'evidente
contraddizione!
AUTORE:
(spazientito) Oh...insomma, le ho
detto quali sono i miei motivi...dei
buoni motivi..
FIGLIASTRA: Ma quali buoni motivi! lei vuol solo trovare qualche scusa per un ennesimo rifiuto....
AUTORE:
Ancora, ancora con questa storia.....non ho bisogno di nessuna scusa... e
poi quello che vi ho detto non è una scusa ma la pura verità.... il teatro è un
ambiente posticcio, illusorio, pieno
di limiti, di costrizioni materiali e la fanta- sia creatrice dell’ autore viene sempre tradita.. Se poi volete, andate pure a cercarvi un autore che ve lo rappresenti il
vostro dramma, che….badate bene,
sul palcoscenico potrebbe diventare anche una commedia ….ma non sarò certo io a farlo. …
FIGLIASTRA:
Insomma vuol dire che ci respinge, che ci rifiuta ancora? Lo dica chiaro, invece di fare tanti discorsi….
AUTORE:
E va bene! (impappinandosi un po’ )
Il mio rifiuto rimane …un
rifiuto…
semplicemente perché è ..un..un…rifiuto (espira profondamente)
FIGLIASTRA:
(ironica) La vedo un po' in
difficoltà....con questo rifiuto…non
mi ha dato una risposta molto
chiara... non è proprio convinto...dica la verità....in fondo c'è qualcos'altro..forse qualcosa di noi che le fa
paura, anzi che la sconvolge …
AUTORE:
(si gira di scatto) Fuori di qui! Non
voglio più sentire una parola...neanche una
parola..
PADRE:
La prego...la prego (indicando la figlia)
non ascolti quella lì....quando ci si mette
è capace di farti impazzire...non sa quante volte lo ha fatto….
FIGLIASTRA:
E che cosa...sentiamo cosa avrei fatto, eh? Ti ho forse fatto impazzire? No, non l'ho
fatto..purtroppo...la verità è che alla fine io impazzirò per quello che mi hai fatto, per quello che ci hai
fatto...
PADRE:
Non è vero e..
AUTORE:
Smettela per favore, smettetela. E lasciatemi solo...non vi voglio più vedere, mai...
FIGLIASTRA:
Ma via signor scrittore a chi lo vuol far credere? la sua porta è sempre aperta....ci sembra quasi d'esser
invitati...quando veniamo qua...forse lei
non lo vuol ammettere, ma la sera, sul tardi, quando tutte le sue udienze sono terminate...lei lascia quella porta
socchiusa....certo non che sia proprio aperta...giusto
un po'....perchè sa...forse incosciamente...che noi arriveremo a minuti...
AUTORE:
(scuotendo la testa) Lei non sa assolutamente…
FIGLIASTRA: La prego, mi ascolti ,mi lasci finire...lei rimane solo...e la porta socchiusa...e noi, noi allora facciamo il nostro ingresso, e veniamo a tentarla di nuovo.....(avvicinandosi all'autore)...a tentarla sì....e a spaventarla...(ride, sempre più forte e gli gira intorno)
AUTORE:
Andatevene di qui!
FIGLIASTRA:
Mi dica solo il perchè, il vero perchè...e me ne andrò...mi lasci capire..
PADRE:
Perchè, perchè signor scrittore continua a non volerci? Eppure è lei che ci ha creati, che ci ha resi vivi ….Ci dica
almeno le vere ragioni….
AUTORE:
Vi ho già detto tutte le mie ragioni
Fuori di qui!
(I personaggi gli girano intorno, come increduli di fronte al rifiuto)
AUTORE: Via! via, andatevene!! Fuori…..
I sei personaggi lentamente si voltano indietro,
prendono ciascuno un lanternino che la Servetta gli offre, scendono la scaletta del palcoscenico e si
avviano per il corridoio centrale, in fila indiana, col passo lento e un po’
incerto di chi sta cercando qualcosa, voltandosi a destra e a sinistra, finché
il PADRE non indica agli altri un cartello con scritto : TEATRO posto sopra a
una delle uscite laterali. Escono.
Mentre i personaggi scendono la scaletta e poi
camminano in sala, l’autore si volge verso il pubblico e pronuncia, come
pensando ad alta voce, l’ultima battuta:
AUTORE: Vorrebbero una ragion d’essere, uno scopo,
una funzione: ma io gliel’ho data
una ragion d’essere, una funzione, solo che gliene ho data un’altra. Quale? quella situazione
impossibile, quel dramma d’essere in cerca d’autore,
cioè rifiutati.. Ma che questa sia una ragion d’essere, la vera funzio- ne necessaria e sufficiente per esistere, neanche possono sospettare. Se
qual- cuno di voi (indicando verso il pubblico) glielo
dicesse non lo crederebbero; per- ché non
è possibile credere che l’unica ragione della nostra vita sia tutta in un tormento che ci appare ingiusto e
inesplicabile.
Fine